Per la Russia, invece, Vadim Zakharov
reinterpreta in mito di Danae con sguardo contemporaneo: piovono
monete dorate sul piano sottostante, dove solo le donne hanno accesso
a prendersi la pioggia d'oro, opportunamente protette da ombrelli
trasparenti per evitare danni...e qui mi sono chiesta: perchè solo
le donne? Perchè la Danae del mito era una donna? O forse si insinua
che sono le donne ad essere più degli altri affascinate dall'oro?;-)
La coda per entrare a piedi scalzi nel
padiglione della Corea e l'impossibilità di scattarvi foto sono
valsi comunque la pena: l'esperienza di essere chiusi per un minuto
con un piccolo gruppo di persone in una stanza buia, imbottita e
assolutamente silenziosa è … illuminante, a dispetto del buio! E'
una sorta di presa di contatto con l'interiorità, in assenza di ogni
stimolo esterno. Detto così sembra inquietante, in realtà ne sono
uscita con un gran sorriso!
Il padiglione del Canada, Music for
Silence, è per me l'installazione più suggestiva dei Giardini:
nella sala buia risaltano le luminose piccole sculture di Shary
Boyle, piccole creature che portano un mondo sulle proprie spalle,
alcune volteggiando su silenziosi giradischi.
La Gran Bretagna propone l'intervento
di Jeremy Deller, “English Magic”, tra attualità politica e
culturale ed ironia.
In particolare ho apprezzato le
gigantografie sui muri, soprattutto quella che rappresenta, sullo
sfondo dello skyline di San Marco, la versione colossale di un
designer e socialista di epoca vittoriana, William Morris, intento a
gettare nel mare lo yacht di Roman Abramovic, che, ormeggiato vicino
al molo dei Giardini, impediva tutta la visuale e limitava il
transito di abitanti e turisti.
E devo ammettere che è stato
piacevolissimo, dopo tanto girare tra i padiglioni, vedersi offrire
un autentico english tea da gustare su tavoloni di legno della terrazza: grazie Gran
Bretagna!
Molto particolare la struttura composta
da antichi sgabelli a tre gambe, realizzata dall'artista cinese Ai
Wei Wei per il padiglione della Germania.
La Finlandia propone un giardino
artificiale di piante vere, illuminato da astri nel piacevole dialogo
tra natura, universo ed arte pensato da Terike Haapoja .
Nel Padiglione centrale, infine, ho
ritrovato le tele di LynnetteYiadom-Boakye, già vista a PalazzoContarini-Polignac per il Future Generation Art Prize (di cui è
stata la vincitrice): quelle esposte qui ai Giardini erano secondo me
ancora più belle!
E' tempo anche questa volta di avviarsi verso l'uscita: domenica la Biennale 2013 chiude...ma, pur nel carattere eterogeneo del Palazzo Enciclopedico, lascia dietro di sè una vivace scia di stimoli e meditazioni.
Bellissime foto (come sempre, del resto)!
RispondiEliminaMi piacciono queste esperienze multisensoriali dell'arte :)
Buon pomeriggio. A presto!
Grazie cara! Effettivamente ho una spiccata preferenza per le installazioni che coinvolgono anche il visitatore...e mi sa che si nota;-)
RispondiEliminaBuona giornata!