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sabato 16 aprile 2016

Un giallo parigino: La brigata dei reietti

Potevo resistere ad un giallo ambientato a Parigi che la quarta di copertina definisce "brillante come una commedia"?
Ovviamente no, e devo dire fortunatamente, perchè il mio incontro con "La banda dei reietti" di Sophie Hénaff si è rivelato davvero piacevole.
La commissaria Anne Capestan della celebre polizia di Parigi, ex "campionessa di carriere folgoranti", ma sospesa dal servizio dopo l'ennesimo eccesso di legittima difesa, viene richiamata
dai capi supremi in piena estate nella leggendaria sede del 36, Quai des Orfèvres: dopo mesi di purgatorio, finalmente conoscerà il suo destino professionale.



"Rue de la Verrerie era deserta sotto il sole ancora tiepido. In agosto, a quell'ora molto mattutina, Parigi sembrava abbandonata allo stato di natura, svuotata dei suoi abitanti, come scampata a una bomba N.
In lontananza il lampeggiante di un camioncino della nettezza urbana gettava bagliori arancioni.
Capestan costeggiò le vetrine dei grandi magazzini Bhv e tagliò in diagonale place de l'Hôtel-de-Ville.
Attraversò la Senna, poi l'île de la Cité, per raggiungere a piedi il 36 Quai des Orfèvres".





L'esito del colloquio è spiazzante: Capestan viene sì reintegrata nella polizia di Parigi, ma per un incarico tutt'altro che prestigioso: viene messa a capo della "brigata dei reietti", una nuova squadra pensata dai capi del celeberrimo 36 Quai des Orfèvres per raggruppare i poliziotti più problematici, ingestibili o fannulloni, isolarli e dimenticarsi di loro.
Così Anne si ritrova in un appartamento anonimo del centro di Parigi, nei pressi delle Halles, circondata da mobili di recupero e da scatoloni di pratiche irrisolte e dimenticate, insieme ad un gruppo variegato di poliziotti alcolizzati, iettatori, dipendenti dal gioco o semplicemente colpevoli di aver pestato troppi piedi.
"Buchi di varie dimensioni costellavano il parquet, le pareti erano più brunite dei polmoni di un fumatore, ma era una stanza spaziosa con grandi finestre che si affacciavano sulla piazza, offrendo una bella vista fino alla chiesa di Saint-Eustache, al di là del vecchio giardino delle Halles, con le gru dei lavori in corso che probabilmente non sarebbero mai finiti".







Con molta pazienza, tra disillusione e tenacia, il gruppo ripesca dagli scatoloni un paio dei casi irrisolti più stimolanti e si lancia nelle indagini, con metodi spesso originali e non proprio ortodossi, non avendo più nulla da perdere: dopo alcuni buchi nell'acqua finiscono però per svegliare il can che dorme e provocare un nuovo inaspettato omicidio...
Questo romanzo mi è piaciuto davvero molto: è un giallo poco sanguinoso ma davvero brillante, molto ironico e ricco sotto l'aspetto della caratterizzazione dei personaggi, soprattutto i principali componenti della squadra, ai quali mi sono già affezionata: l'eccessiva Eva Rosière, capitano e scrittrice di gialli che mettono alla berlina la polizia di Parigi, l'affascinante e tenebroso Louis-Baptiste Lebreton, il malinconico agente Torrez afflitto dalla fama di menagramo che ormai terrorizza lui per primo.
"Alla porta comparve una donna sulla cinquantina, cicciottella. Il suo cellulare tempestato di strass stava subendo un vero e proprio uragano.
- ...Io scrivo quello che mi pare. E vuoi sapere perchè? Perchè non glielo permetto, a uno in giacca e cravatta, alto un metro e un (beeep!), di dirmi dove pisciare.
Capestan e Lebreton la fissavano sbigottiti.
La furia rivolse loro un sorriso cordiale, poi fece un quarto di giro e sbraitò:
- Magistrato o no, me ne strasbatto. Mi mettete in quarantena? Benissimo. Non ho più niente da perdere, e se volete il mio parere questa non è la vostra operazione più riuscita. Quindi, se mi va che nel prossimo episodio il vostro sostituto si becchi le emorroidi, nel prossimo episodio gli rifilo le emorroidi. Che tenga pronta la pomata, quel deficiente.
Chiuse la telefonata con uno scatto secco.
- Buongiorno. Capitano Eva Rosière, - disse tendendo la mano".


Anche la commisaria Capestan emerge dalle pagine in tutta la sua vivacità ed empatia, ma anche nelle sue profonde debolezze, soprattutto quella difficoltà di gestire la rabbia che le è costata così tanto sotto il profilo professionale e non solo.


"Con la tranquillità di spirito indotta dalla pace del parco ora Capestan percorreva boulevard Saint-Michel pensando che l'autunno aveva un buon profumo quando passavi sotto i castagni. Arrivò in vista del lungosenna e, sulla destra, ammirò Notre-Dame, superba di autorevolezza, che giudicava l'anima di tutti i suoi parigini".



 A piacevole contorno dell'indagine, che cresce mano a mano di ritmo e di interesse, ogni tanto occhieggiano gli scorci di Parigi, delle sue strade affollate, dei dehors dei cafè, delle orde di turisti nei luoghi più famosi, della Senna che luccica sotto il sole, del rumore della città che, dalla sottostante fontana des Innocents brulicante di ragazze e ragazzi, sale fino alla terrazza dove i componenti della brigata fumano una sigaretta o improvvisano una riunione. 




"Capestan si concesse una pausa in riva alla Senna. Aveva percorso le alzaie. Dopo Notre-Dame si restringevano e per un po' perdevano ogni attrattiva turistica. (...) Passando sotto la scura arcata del pont Saint-Michel si sentiva lo sciabordio delle acque salmastre contro gli argini. Un odore di fanghiglia si mescolava agli effluvi di sporcizia urbana. I suoi passi riecheggiarono sotto la volta, poi le alzaie si allargarono di nuovo: si tornava a Parigi e alla sua rumorosa fanfara".




L'autrice, Sophie Henaff, è una giornalista di Cosmopolitan France. Questo suo primo romanzo ha vinto diversi premi in patria, tra cui il premio "Polar en séries" al Quais du Polar di Lione e il Prix Arsène Lupin 2015.
Da poco è uscito in Francia il seguito, "Rester  groupés", che a questo punto non vedo l'ora di leggere!

Sophie Hénaff
La brigata dei reietti
Einaudi Stile Libero Big
300 pagine

mercoledì 20 maggio 2015

Momo a Les Halles

Parigi, agosto 1941.

Momo (Maurice) e Marie Moscowitz sono due fratelli di 14 e 11 anni, di origine ebraica, e vivono con i genitori in una modesta ma dignitosa casa della periferia parigina. 
Una mattina di fine estate, mentre sono soli in casa, vengono prelevati in tutta fretta dal datore di lavoro del padre, che li nasconde in una piccolissima e fredda stanzetta nel sottotetto di un palazzo vicino al mercato di Les Halles. I genitori sono stati arrestati all'improvviso a causa delle loro origini ebree, ma il padre ha fatto in tempo a contattare il suo principale per incaricarlo  di portare al sicuro i figli. Dovranno rimanere il più possibile nascosti ed arrangiarsi al meglio delle loro possibilità, avendo con sè solo il vestito buono e una piccola scorta di denaro destinata ad esaurirsi velocemente.
 



 
 
 Dopo i primi giorni passati nel terrore claustrofobico della stanzetta, trasalendo ad ogni rumore, i due fratelli iniziano ad ascoltare le voci allegre delle ragazze che vivono nelle stanze vicine e degli uomini che le frequentano, affascinati in particolare da quella dolce e morbida della donna della stanza accanto, così simile alle voci delle attrici del cinema, a volte accompagnata da uno struggente concerto di violini.
Così poco a poco i due ragazzini conosceranno Bulle, la vicina, vivace e romantica prostituta dagli incredibili capelli rossi e dal cuore generoso che li prenderà sotto la sua ala protettrice, preoccupandosi della loro salute e della loro serenità.
 
"Così, Momo, adesso sai che ci sono notti sulla terra in cui la felicità esiste, e io non me ne perdo una briciola. La prossima volta che sentirai i violini, mio caro Momo, saprai che Bulle è felice da morire".
 

Ben presto il denaro inizia a scarseggiare, così Momo, nonostante il pericolo di essere arrestato in quanto ebreo, decide di uscire di notte a cercare lavoro al brulicante mercato di Les Halles. Lo trova dapprima come aiutante di un pescivendolo, poi come parte di un gruppo di rivenditori di frutta e verdura che sfrutta le fluttuazioni della produzione. 
 
Robert Doisneau
 
Robert Doisneau
 
 
Il ragazzo si dà da fare con grande coraggio e determinazione, per sè e per la sorella, anche se prova un'enorme nostalgia per la sua vita di prima, i genitori, la scuola, i giochi con i compagni, specialmente quando si imbatte in un gruppo di coetanei che si rincorrono spensieratamente per strada, prima di entrare a scuola, e gli rubano la trota che ha faticosamente guadagnato.
 
"Intirizzito sui gradini della chiesa, non volevo allontanarmi da quella scuola. Non la conoscevo, ma era comunque un po' anche mia. Le risate, le grida, i canti, tutto quel che proveniva dall'interno delle sue mura mi risultava familiare. Il cortile si era svuotato, non sentivo più niente, gli alunni dovevano essere entrati nelle loro classi. Li immaginavo, nella loro divisa blu,  aprire i quaderni e intingere la penna nell'inchiostro. Loro da un lato del muro e io dall'altro. (...) Ormai, io e loro non appartenevamo più allo stesso mondo, non condividevamo più le stesse angosce. Mentre loro spendevano energie mentali sui libri, io mi domandavo come avrei potuto mettere insieme un pasto con quel che restava della trota".
 

Piano piano Momo si lancerà nell'organizzazione di lussuosi banchetti a domicilio insieme all'amico Marius, gestore di un bistrot della zona, e del suo talentuoso cuoco Pierrot.
Momo rivela grande iniziativa e molte capacità , il futuro per lui si fa promettente, ma nubi sempre più oscure si addensano su di lui e la sorellina Marie con la recrudescenza della persecuzione antisemita anche a Parigi ed il pericolo incombe in ogni momento.
 
www.carnavalet.paris.fr
 
 
 
Questo libro mi è piaciuto moltissimo: è molto coinvolgente senza essere affatto melenso, mi sono sentita trasportare delicatamente ma in maniera molto vivida all'interno della vita clandestina di Momo e Marie, condividendo i loro batticuori e le loro angosce, ma anche l'ambizione di Momo di costruirsi un futuro migliore e la dolcezza del primo innamoramento da adolescente. 

Bulle, la bella prostituta non più giovanissima che circonda i ragazzi con il suo affetto, è forse il personaggio a cui mi sono più affezionata, per la sua profonda umanità: nonostante la vita da prostituta, mantiene una dolcezza e una purezza d'animo che incantano, pur rimanendo una donna dall'animo lieve e dall'indole molto pratica. 
 
Ma questa storia è popolata anche da altri personaggi, minori ma ben caratterizzati (Gaston il facchino, Legoas l’incartatore, Doucet il posizionatore, Coco il Fort, Pierrot il cuoco, Marius il ristoratore e molti altri) che spesso incarnano il frequente contrasto tra apparenza e verità ma anche l'importanza della scelta quotidiana tra ciò che è giusto e ciò che è facile, senza grandi proclami, con gesti semplici ma estremamente coraggiosi nella tremenda situazione della Parigi occupata dai nazisti. 
La vicenda alterna momenti di allegria e spensieratezza ad altri veramente tragici e duri, ma non si cede mai alla disperazione, è sempre presente un fortissimo attaccamento alla vita: emotivamente però è stato per me un libro impegnativo, soprattutto nella seconda parte.
Ho trovato bellissima anche la vivace descrizione della vita dell'affollato mercato parigino di Les Halles degli anni '40, dei suoi padiglioni rumorosi e brulicanti di gente, odori e colori pur nelle difficoltà del periodo di guerra, che rende molto bene l'atmosfera dell'epoca, di una Parigi che non c'è più (l'enorme struttura in metallo e vetro del mercato è stata infatti demolita parecchi anni fa) ma in un certo senso sopravvive ancor oggi nell'atmosfera inconfondibile di quella zona della città.
 
 
 
 
 
Philippe Hayat, "Momo a Les Halles"
Neri Pozza Editore, 2014
Traduzione Roberto Boi
 

 
 

giovedì 10 aprile 2014

Il viaggio della lettura

Ho ormai festeggiato il mio decennale di bookcrossing, ovvero quella secondo me meravigliosa pratica che ti porta a dotare di un codice quel libro che giace sulla libreria da mesi o anni a impolverarsi e che sai già che non leggerai mai più, ornarlo di apposita etichetta e lasciarlo libero su una panchina, in un bar o altrove alla ricerca di nuovi lettori.
Un po' come lanciare in mare il vecchio messaggio nella bottiglia, solo che questo è letterario;-)

robertocotroneo.me





Romantico, no?:-)

Mentirei naturalmente se dicessi che tutti i libri che ho rilasciato in giro (in gergo bookcorsaro si dice “in the wild”) sono stati entusiasticamente segnalati da chi li ha trovati, inserendo il codice del libro (BCID) nel sito www.bookcrossing.com : in realtà succede pochissimo, anche se quando succede sono talmente contenta che rimango tutto il giorno con il sorriso stampato in faccia! E la soddisfazione è ancora maggiore quando il fortunato ritrovatore lascia un commento articolato al libro: magari la sua opinione non coincide con la mia, ma il bello per me è proprio vedere le differenti emozioni che uno stesso libro può suscitare in persone diverse e poter seguire il suo variegato viaggio.
...oltre a spiare di nascosto per vedere chi prende il libro che ho appena liberato, ovvio!

Lunablu

Lunablu

Lunablu


 Tutto ciò sarebbe stato impossibile senza Internet, che consente di tenere traccia del viaggio di questi libri in modo semplice e gratuito, ma anche di entrare in contatto con tanti bookcrossers lontani che condividono esperienze, notizie, libri e iniziative varie, tra cui, per la cronaca, grandi mangiate (ad esempio, nel forum italiano del bookcrossing)!

Anche fuori dal bookcrossing, Internet offre una miniera di opportunità per i lettori: tramite i diversi social “libreschi” (aNobii, Goodreads, ecc.) è possibile trovare tantissime recensioni e spunti di lettura e scambiarsi opinioni con altri appassionati.

Prima c'erano i gruppi di lettura e gli scambi di libri presso qualche biblioteca, e poco altro.

Ora ci si può sbizzarrire anche a distanza: trovare gruppi di lettura sugli autori più insoliti, impegnarsi in sfide di lettura sui temi più vari, giocare ad una tombola di letture e via di questo passo.

Io devo ammettere che sono pochissimo portata a gruppi e sfide di lettura, perchè ho i miei tempi per leggere, che variano anche di molto a seconda del periodo, e soprattutto perchè mi piace sentirmi libera nella scelta del prossimo libro da leggere.

La prima ed ultima volta che ho provato a partecipare ad una lettura di gruppo si trattava di leggere “Le pietre di Venezia” di Ruskin, libro eccezionale ma non esattamente una lettura leggera..mi sono trovata subito in enorme ritardo nei tempi di lettura stabilito ed ho abbandonato il gruppo dopo pochi capitoli, salvo riprendere il libro mesi dopo, perchè ho capito che evidentemente leggere “a comando” e soprattutto a tappe forzate proprio non è nella mia natura!

Ho scoperto invece con grande piacere quei giochi e challenge che portano a diversificare le letture e leggere magari libri o autori mai presi in considerazione prima: come ad esempio provare a leggere in un anno autori le cui iniziali completano l'intero alfabeto o completare una cartella di bingo come questa



oppure fare il giro del mondo con i libri ambientati nei diversi continenti!