Racconti

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lunedì 4 novembre 2013

Suggestioni dal Palazzo Enciclopedico: l'Arsenale

C'è talmente tanta carne al fuoco nell'esposizione della Biennale 2013 all'Arsenale che mi risulta davvero difficile tentare una sintesi organica: mi limito allora ad una carrellata delle opere che più hanno colpito la mia immaginazione, perchè le ho trovate particolarmente suggestive ed emozionanti.


L’inquietante e un po’ angosciante “Belinda” di Roberto Cuoghi


La suggestiva “Maritime Spring” dell'americano Daniel Hesidence



 
Le sculture in bronzo e ferro di Matthew Monahan, modernissime e antichissime al contempo



Le eleganti, coloratissime tele del senegalese Papa Ibra Tall



La stanza affollata delle statue di Pawel Althamer ("Venetians"), dalle sembianze di autentici veneziani e dal corpo scheletrico coperto da bende, forse l’istallazione che più mi ha colpito per il pathos di questa folla senza tempo di anime in pena





Le figure femminili di John DeAndrea ("Ariel II") e di Duane Hanson ("Bus Stop Lady"), così realistiche da risultare inquietanti: non riuscivo a distogliere lo sguardo, e come me, ho notato, molte altre persone.




La videoistallazione interattiva di Studio Azzurro, In Principio (e poi) per la Santa Sede: il visitatore sceglie uno dei personaggi sullo schermo con la mano trattenendolo così a raccontare la sua storia.


Le originali sculture fatte di libri del padiglione sudafricano


I colori ed i profumi intensissimi del “Campo de Color” della boliviana Sonia Falcone, che avvolgono e catturano davvero i sensi


L'ipnotica performance musicale, eseguita dai musicisti su una barca nel bacino dell’Arsenale, di Ragnar Kjartansson


 Come sempre la Biennale è per me un viaggio un po' spiazzante nell'arte contemporanea e, questa volta ancora più del solito, nella mia personale percezione del mondo. 
Intrigante!




venerdì 16 agosto 2013

Il Palazzo (Enciclopedico) di Everything



Se vi trovate in giro per il sestiere di Castello, accaldati e stanchi sotto il sole, com'è successo qualche settimana fa a me ed alle mie fide compagne di scorribande biennalistiche, vi apparirà come un miraggio all'ombra di viale Garibaldi la Serra dei Giardini, bella struttura di fine Ottocento in ferro e vetro ospitata in un gradevole giardino.

E' un luogo romantico, quasi da fiaba, dove si ha l'impressione che fantasia e spontaneità siano di casa.


La Serra ospita, oltre ad una fioreria che ne richiama la destinazione originaria, una deliziosa caffetteria dotata di tavolini all'aperto e, fino al 18 agosto, un evento collaterale alla Biennale, il Palazzo di Everything.



Si tratta di un'istallazione del Museum of Everything, originale museo itinerante dedicato ad artisti “non accademici, non conosciuti, non intenzionali e non classificabili” di tutto il mondo.

A Venezia espone le opere di Carlo Zinelli, artista veneto autodidatta vissuto in un ospedale psichiatrico dopo i gravi traumi derivanti dall'aver combattuto nella guerra civile spagnola, che lo lasciò incapace di comunicare. Proprio l'atelier artistico dell'ospedale è stato la cornice delle creazioni di questo artista.



Sia l'allestimento del Palazzo di Everything, sia le opere esposte di Zinelli mi hanno colpito molto per la loro freschezza e grande espressività, ma quello che mi ha davvero impressionato è come questi quadri dell'artista, coloratissimi del vivace ricordo di un'infanzia giocosa e campagnola, siano invasi a tratti da armi e da "esplosioni" che richiamano orrori di guerra in mezzo alla spensieratezza. Questo contrasto, quest'angoscia persistente sembra erompere dalle tele e travolgere lo spettatore con il suo segno primordiale e visionario, immediato e privo di filtri.

Ci sono opere, come queste secondo me, che fanno capire in maniera evidente perchè si dice che l'arte è vita.
E trovo molto interessante in questo senso l'inserimento del Palazzo di Everything e di questo artista autodidatta nel contesto del Palazzo Enciclopedico: un po' a ricordare che l'arte e la conoscenza sono anche (a volte, soprattutto?) fuori dalle accademie e dai percorsi codificati.


http://www.musevery.it/
 







lunedì 22 luglio 2013

Giovani artisti a palazzo Contarini-Polignac

Complice qualche giorno di vacanza, ho iniziato con grande curiosità la perlustrazione degli eventi collaterali della Biennale 2013. Ho trovato molto intrigante l'esposizione delle opere dei giovani artisti partecipanti al Future Generation Art Prize, premio istituito dalla Fondazione ucraina Victor Pinchuk e riservato a giovani artisti sotto i 35 anni.

Già la location, comunque, basterebbe da sola per consigliare una visita anche ai non appassionati di arte contemporanea: si tratta di palazzo Contarini-Polignac, splendida dimora affacciata sul Canal Grande tra l'Accademia  e la Peggy Guggenheim.





L'inserimento di alcune installazioni all'interno degli spazi del palazzo mi è sembrato particolarmente appropriato e significativo, come Architecture Lessons del libanese Rayyane Tabe, che mi ha accolto nel portico d'ingresso a pianterreno






O come le foto ed i filmati di Our Short Century dell'americana Emily Roysdon, collocati nella splendida camera da letto


O, ancora, il bosco contemporaneo creato da Abigail DeVille nel salone del primo piano


 
Mi sono resa conto che si rafforza sempre di più la mia preferenza per le opere che implicano un qualche tipo di interazione con lo spettatore, che viene in qualche modo "inglobato" nell'installazione, sia pure per pochi minuti: è stata una bella esperienza accomodarsi nell'antico salotto in stile veneziano e sentire mormorare sommessamente gli arredi nel Theatre of speaking object di Eva Kotatkova



Nel bel soppalco di legno sovrastante, dopo che mi sono sistemata su una sedia davanti a lei, una giovane performer ha recitato per me un monologo nell'istallazione della libanese Marwa Arsanios, creando una bellissima situazione di intima suggestione.

E poi mi sono seduta su un bel divano rosso, gustandomi la vista di un meraviglioso armadio in stile veneziano, e lì sono stata sorpresa da voci sussurrate che, in una lingua inventata ma dal suono molto evocativo, mi hanno circondata e disorientata, nell'opera Les Captives di Meris Angioletti



Insomma, un incrocio di insolite esperienze e di affascinante bellezza: consiglio a chiunque una visita per lasciarsi ammaliare dalle opere e dal palazzo.

venerdì 31 maggio 2013

Biennale 2013 al via!

Ogni volta che inizia la Biennale la prima cosa che mi viene in mente è che sono volati via altri 2 anni!
…sì, lo so: è un chiarissimo sintomo della paura di invecchiare;-)
Per fortuna però l’entusiasmo e la curiosità hanno ancora la meglio!
E non vedo l’ora di vederla, questa Biennale 2013 “Il Palazzo Enciclopedico”: domani apre ufficialmente al pubblico, dopo quattro giorni di vernice per stampa ed addetti ai lavori che hanno seminato sul web pareri, come sempre, contrastanti.
Già per il titolo mi sono dovuta documentare, da brava appassionata – ma non altrettanto esperta – di arte contemporanea: Massimiliano Gioni, nuovo direttore, si è ispirato al progetto di Marino Auriti di un enorme museo di 136 piani, destinato ad accogliere tutto il sapere dell’umanità, il cui brevetto fu depositato nel 1955 ma non divenne mai realtà. La sua suggestione, però, è evidentemente giunta fino a noi a stimolare gli artisti contemporanei.

Oltre a Giardini ed Arsenale, mi diletterò come sempre a gironzolare per Venezia alla caccia di eventi collaterali e partecipazioni nazionali che, tra l’altro, hanno anche il pregio di aprire palazzi e chiostri veneziani altrimenti chiusi al pubblico. E’ una splendida occasione per scoprire, oltre a vecchi e nuovi artisti di tutto il mondo, anche scorci nascosti e sorprendenti di questa magica città.
 Durante la Biennale del 2009 Fare Mondi – Making Worlds, ad esempio, gli artisti islandesi creavano in diretta le loro opere, sotto lo sguardo dei visitatori, a Palazzo Michiel Dal Brusà, di fronte al mercato di Rialto.


E le opere neozelandesi avevano trovato casa a Palazzo Magilli Valmarana, poco prima di Campo SS. Apostoli.


Per la Biennale del 2011, ILLUMInazioni, la Nuova Zelanda ha invece traslocato a Palazzo Loredan dell’Ambasciatore, dove l’artista Michael Parekowhai ha collocato i suoi pianoforti “interpretati”, uno dei quali veniva suonato in occasione di brevi, deliziosi concerti.



Artisti russi e armeni, invece, esponevano a Palazzo Zenobio, aprendone tra l’altro lo splendido giardino.


Gli artisti cinesi di Future Pass, invece, mi hanno permesso di scoprire l’abbazia di San Gregorio, gioiellino che, nonostante le mie numerose scorribande dalle parti della Salute, non ero mai riuscita a trovare aperta.




E un altro evento collaterale mi ha svelato il chiostro della Madonna dell’Orto.


Occhio alla Biennale, quindi, se amate Venezia: non è solo arte contemporanea, ma anche occasione unica per rivelare angoli segreti e nascosti di questa meravigliosa città!